venerdì 21 novembre 2014

P. Luigi scrive per l'inizio dell'anno della vita consacrata (29 novembre 2014- 2 febbraio 2016)


CHE NE FAI DELLA TUA VITA?

RIFLESSIONI A MARGINE SULL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

 Prima di tutto ci tengo a dire che questo Anno della vita consacrata (che inizierà la I domenica di Avvento - 30 novembre 2014 – e si concluderà nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata -  il 2 febbraio 2016 ) è stato pensato nel contesto dei 50 anni del Concilio Vaticano II, e più in particolare nella ricorrenza dei 50 anni dalla pubblicazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita consacrata. Tre sono le finalità di questo lungo evento:

1-     dare occasione per fare "memoria grata" di questo recente passato. La vita consacrata, come ricordava il Papa Francesco nell’incontro con i Superiori generali, «è complessa, è fatta di peccato e di grazia». In questo Anno si vuole riconoscerne e confessarne la  debolezza, ma si vuole anche "gridare" al mondo con forza e con gioia la santità e la vitalità che sono presenti nella vita consacrata.

2-     affermare la possibilità di  "abbracciare il futuro con speranza" . Certo, il momento presente è «delicato e faticoso » (cfr. VC 13) e la crisi che attraversa la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma si vuole assumere questa crisi non come l’anticamera della morte, ma come  un’occasione favorevole per la crescita in profondità e, quindi, di speranza, motivata dalla certezza che la vita consacrata non potrà mai sparire nella Chiesa, poiché «è stata voluta dallo stesso Gesù come parte irremovibile della sua Chiesa» (Benedetto XVI ai Vescovi brasiliani).

3-     confermare l’impegno a  vivere il presente con passione. La passione parla di innamoramento, di vera amicizia, di profonda comunione… Di tutto questo si tratta quando si parla di vita consacrata, ed è questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono "più da vicino" Cristo in questo stato di vita.

 L’Anno della Vita Consacrata sarà un momento importante per "evangelizzare" la propria vocazione e testimoniare la bellezza della “sequela Christi” nelle molteplici forme in cui si esprime la nostra vita. Siamo chiamati sempre e tutti a dare convinta risposta a quella eterna ed assillante domanda che frulla nella nostra mente: “che ne fai della tua vita?”

In fondo, lo sappiamo bene tutti che, prima o poi, magari nel momento meno opportuno, questa domanda viene fuori: davanti agli occhi sognanti del tuo lui o della tua lei, quando stai per trovare o perdere il lavoro, quando la tua famiglia si allarga o  diminuisce o drammaticamente si frantuma, quando sei tirato fino al collo per i molti impegni che mordono la tua giornata o quando la tua giornata non passa mai perché non sai come riempirla, quando ti prende un “crampo” allo stomaco e ti accorgi che non è fame quella, ma è desiderio profondo di Qualcosa che ti manca, ti riempia, ti soddisfi.

Sono tutti momenti nei quali può sorgere la fatidica domanda: “che ne faccio della vita, della mia vita?”

Magari a questo punto prendi coraggio per guardarti allo specchio e, solo allora, ti accorgi con fierezza che uno come te, uno uguale a te, non lo puoi trovare in nessun altro posto se non lì,  davanti a quello  specchio perché sei, appunto, UNICO ed, in quanto tale, anche IRRIPETIBILE ed UNIVERSALE. La tua esistenza, e solo la tua, occupa un tassello, certo piccolo,  nel fantasmagorico mosaico composto di tempo e spazio che è la VITA, eppure nella tua  vita è racchiusa tutta la bellezza del mosaico, al punto che senza di te viene a mancare all’opera tutto uno spiraglio di mistero e di bellezza. A volte avverti la grandezza e l’importanza di CHI sei; tanto che quando stacchi gli occhi da quello specchio e metti per un attimo da parte le tante insicurezze che  abitano il tuo volto, ecco che ti senti più fiero di te stesso. Sai che sei unico ed irripetibile e che proprio per questo hai una chiamata, un  compito nella tua vita e che è solo tuo. Certo, a volte, potrà sembrarti quello di occupare solamente un piccolo ed inutile tassello del grande collage della Vita, ma in realtà sappi che è completare la bellezza universale con la tua particolare unicità.

La Vita però, e anche la nostra, si rivela in modo diverso in base al punto di osservazione dal quale ci mettiamo ad osservarla. Se ci mettiamo da quello di Dio possiamo esclamare con il Salmo 8: “davvero hai fatto l’uomo poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle sue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Salmo 8,6-7).

Se ripenso a cosa voglia dire per me la Vita Religiosa che ho abbracciato e da cui mi sono lasciato avvolgere, non posso fare a meno di pensarla come un SOGNO e come un SEGNO.

Un sogno perché vuol dire porsi davanti alla nostra vita, fragile ed eroica insieme, dal punto di osservazione di Dio, abituarsi a guardarla con gli occhi del Creatore consapevoli e felici di essere creature, cioè di avere un padre e di non essere figli di NN.

            Ma anche segno, ossia, una traccia di quanto la vita tutta sia permeata del Divino e di come siamo chiamati a ritrovarlo e a farlo splendere nel quotidiano dei nostri giorni.

La Vita Religiosa non era nata anticamente per dividere o creare dei mondi a parte (da un lato chi crede, chi segue il Signore Dio, chi non si sposa e dall’altro tutti gli altri) ma era scaturita da un’intuizione bellissima: recuperare la vita intesa nella sua religiosità. Una teologa domenicana, missionaria in Bolivia, invita a capovolgere il termine e a parlare non di “Vita Religiosa” ma di “Religiosità della Vita”.

Chi può chiamarsi fuori da questa avventura alla quale è interpellata ogni esistenza?

La Vita è religiosa, ossia carica di divino mistero, per lo sposato e per il celibe, per la consacrata e per il laico, per la vedova, per il ricco e per il povero .

Purtroppo il mondo di oggi ha prodotto una frattura fra le problematiche storiche e quelle spirituali e per nascondere questa separazione si è creata una “riserva”, una terra libera per lo Spirito, non con l’intento di conservarlo ma di isolarlo e lasciarlo fuori dalla nostra vita (si parla oggi di ricerca dello spirituale come di un qualcosa che esuli dalla nostra quotidianità e che si debba ricercare al di fuori della storia e della vita concreta che svolgo). Abbiamo creato una società, una vita divisa, e non solo economicamente ma a livello più profondo fra ciò che è spirituale e ciò che è materiale e senza accorgercene e volerlo, ci ostiniamo a prenderci cura dell’uno e dell’altro aspetto in modo separato, quasi che fossero due entità indipendenti. Siamo uomini e donne dalla doppia vita, dalla doppia identità: spirito e corpo.

La vita religiosa era nata proprio per riunire e non per separare. Nasce dall’entusiasmo di uomini e donne che decidono di vivere il vangelo semplicemente senza bisogno di sovrastrutture. Questo sogno che chiamano Vita Religiosa è il sogno della ricostruzione dell’armonia, del ricomporre nella circolarità le molteplici relazioni (non più posizionarci a modello piramidale).

Anche la “fuga mundi” con cui è etichettata la vita religiosa va compresa nella sua accezione profonda di fuga dal potere, dall’arroganza, dall’egocentrismo delle nostre vite. Non è fuggire dal mondo, ma da “un certo mondo”.

Ecco che chi abbraccia la Vita Religiosa lo fa cosciente di essere segno, profezia ma anche già realizzazione ed anticipo di un mondo che è ancora sognato e perciò ancora di là da venire. Il compito di chi è segno è quello di STARE, di PERSISTERE, di RESISTERE davanti a tutto e a tutti perché ne va del suo essere segno (immaginatevi un cartello indicatore che cambi posizione e informazione ogni qualsivoglia, a cosa mai potrà servire? Nemmeno a se stesso è utile!).

Il Papa Francesco ci dice che : «Le persone consacrate sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri. Così intesa e vissuta, la vita consacrata ci appare proprio come essa è realmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa, un dono di Dio al suo Popolo! Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino».

Forse non dovremmo soffermarci troppo sul termine “religiosa” ma quello su cui dobbiamo oggi lavorare di più e tutti è il termine “VITA”. Quella che vogliamo recuperare oggi, che vogliamo ritrovare nella nostra storia è la VITA! Quella che vogliamo sognare insieme è la vita; chiederci quali sono gli spazi di vita oggi, che tipo di vita vogliamo portare avanti uomini, donne, giovani, anziani, popoli differenti.

Tutti sogniamo con questo progetto profondo di vita. E a partire da questa profondità riscopriamo che la vita è essenzialmente religiosa, è intimamente abitata dal Mistero. Con questa scoperta abbattiamo il muro che separa la storia (corpo) dallo spirito e che rende questa vita amara e a volte priva di orizzonti di speranza.

P. Gigi Franchini

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