mercoledì 24 settembre 2014

San maurizio, 1500 anni di fede svizzera

di Marco Berchi, Avvenire, 23.9.14

Chissà se anche Maurizio, generale al soldo dell’esercito di Roma imperiale, aveva trovato questa nebbia gelida ai 2400 metri del valico del Gran San Bernardo. E chissà se mantello e pelliccia erano bastati a difendere dal freddo lui che, come quasi tutti i suoi soldati, era nato al sole di Tebe, l’odierna Luxor, in Egitto. Comunque, non è difficile immaginare la legione guidata da Maurizio mentre dal valico scende verso Octodurus, l’odierna svizzera Martigny. L’ordine dell’imperatore Massimiano era chiaro: contrastare i barbari che calavano dal nord e tenere a bada gli autoctoni in uno snodo strategico tra Alpi, Gallie e Germania.

Siamo nel II secolo e il cristianesimo non solo è già arrivato in queste terre, ma ha anche conquistato i cuori del generale e dei suoi legionari. Così, quando da Massimiano arriva l’ordine delle repressione sulle popolazioni locali, Maurizio e i suoi rifiutano di obbedire ben sapendo che così facendo vanno incontro a una terribile punizione: la morte del generale e dei suoi seimila uomini. Leggenda agiografica o, più probabilmente, storia? Il massacro della Legione Tebea ancora oggi non lascia tranquilli gli studiosi che, giustamente, indagano. Ma negli anni Duemila ancora bagnati dal sangue di tanti martiri, in questo angolo dell’ordinata Svizzera, proprio dove il Rodano svolta di 90° verso nord e punta verso il lago di Ginevra, c’è un fatto che non si discute: l’antica Agaunum da allora si chiama Saint Maurice e in questo settembre festeggia un evento unico in tutto il mondo cristiano: i 1500 anni di vita e di fede che la rendono la più antica abbazia dell’Occidente in ininterrotta attività.

L’abate, monsignor Joseph Roduit, aiuta a fare ordine tra le date: «Il massacro della Legione data probabilmente attorno al 300. L’archeologa Alessandra Antonini, che sta curando gli scavi più recenti, ci dice che qui, sotto la falesia che domina il Rodano, già alla fine del II secolo vi è una piccola necropoli, con il monumento funebre di un personaggio importante. Attorno al 350 su questa tomba si aggiunge un ulteriore edificio funerario e accanto sorgono altre sepolture, adiacenti a quelle più antiche. Quando il vescovo Théodule scopre le reliquie di Maurizio e dei martiri e fa costruire la prima chiesa esplicitamente in loro onore, nel 380, questo era già un luogo di culto».
Erano trascorsi pochi decenni dal martirio e ciò depone a favore della verità storica dei fatti. Ma, si diceva, il fatto più clamoroso è davanti ai nostri occhi grazie al percorso di visita che aprirà al pubblico proprio oggi, dopo tre giorni di festa grande per tutta la cittadina del Vallese: accanto alle vestigia delle chiese via via succedutesi c’è l’attuale basilica di Saint Maurice (1627) e soprattutto c’è la comunità dei canonici regolari di Sant’Agostino, guidata da monsignor Roduit, che prosegue la presenza monastica iniziata esattamente 1500 anni fa.

È infatti il 515 l’altra data-chiave per Saint Maurice. In quell’anno la venerazione per il martire e per i suoi compagni è così diffusa da convincere Sigismondo, re dei Burgundi e neoconvertito al cattolicesimo dall’arianesimo, a fondare un monastero proprio sul luogo in cui si custodiscono le reliquie del santo. Da allora nulla e nessuno, né le periodiche frane staccatesi dalla falesia né le invasioni saracene o la furia dei giacobini, ha intaccato il tesoro di Saint Maurice.
Un tesoro fatto di fede e presenza pastorale – i 42 canonici agostiniani eredi dei primitivi monaci hanno in cura 18 parrocchie, di cui 14 della diocesi di Sion e 4 del territorio abbaziale (l’abate è canonicamente assimilato a un vescovo) e gestiscono un liceo con 900 studenti – ma anche di oggetti e archivi di valore inestimabile, appena rientrati da una trionfale "trasferta" al Louvre. I secondi, tra cui alcuni documenti precedenti l’anno Mille, sono in corso di digitalizzazione, ma sono i primi a colpire il visitatore per la straordinaria bellezza e per il nuovo, efficace allestimento del Museo del tesoro.

Spiega il museologo Michel Etter: «Si tratta di uno dei più importanti tesori ecclesiastici d’Europa e il nuovo allestimento, raccolto attorno alle "bolle di luce" in cui sono collocati i magnifici reliquiari e gli altri oggetti, risponde al desiderio dei canonici: incrementare gli spazi aperti al pubblico anche a costo di ridurre quelli riservati alla comunità monastica ma integrando i saperi storici, archeologici e teologici per costruire un’esperienza che sia davvero per tutti». Un bel modo per declinare l’invito di papa Francesco a «uscire», osserva il cronista. E per trasformare l’emozione – che si prova di fronte alle preziose cassette in cui 1700 anni fa qualcuno ha voluto raccogliere la terra bagnata dal sangue del martirio – in meditazione, davanti alla porta in bronzo della basilica sulla quale sono incisi in 27 lingue diverse 270 nomi di martiri.

I diecimila pellegrini – siamo sulla via Francigena – e visitatori che ogni anno sostano a Saint Maurice dovrebbero ben presto triplicare e l’abbazia diventare, alla stregua di Cluny, Montecassino e San Gallo, uno snodo ancor più fondamentale negli itinerari religiosi e culturali europei. Del resto, dalla California alla Nuova Caledonia sono oltre 800 le parrocchie e le chiese dedicate a san Maurizio in tutto il mondo (440 sono in Francia, 71 in Italia) e a tutte il comitato organizzatore del Giubileo del 1500° ha scritto invitandole a visitare in pellegrinaggio Saint Maurice. Numerosi anche i municipi che recano la croce di San Maurizio nel proprio stemma: il santo, in Italia, è patrono delle truppe alpine e la devozione da parte di casa Savoia si riscontra nella fondazione dell’Ordine Mauriziano. Un bel risultato per un generale venuto dall’Egitto.

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