venerdì 5 aprile 2013

Verso la II domenica di Pasqua (venerdì 5 aprile)

VENERDI’ 5 aprile

Trova il momento e il luogo giusto per pregare con il Salmo di domenica prossima. Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2

Salmo 117 (117, 1-4.22-27)

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.

Commento
Probabilmente il salmo fu composto nel 444 a.C. quando Neemia, ricostruite fra tante difficoltà le mura di Gerusalemme, ripristinò la Festa delle capanne (detta anche dei tabernacoli) ((Ne 8,14-18), che si celebrava in autunno a ricordo del periodo trascorso da Israele sotto le tende nel deserto (Lv 23,33-43)
Come lo leggiamo adesso è un canto liturgico di ringraziamento, alternato fra solisti, coro e assemblea. Più che una meditazione, è un coro parlato, o meglio, una vera scena liturgica. Viene inteso meglio se si conosce lo svolgimento delle cerimonie. È costituito di invitatorio, lode processionale, canto nel tempio e conclusione.
Invitatorio (1-4) Il sacerdote annuncia la prima parte di ognuno dei 4 versetti a cui rispondono successivamente tutti (Israele, sacerdoti, quanti temono Dio e i non israeliti aggregati al culto, ossia i proseliti)
Lode processionale (5-18) Mentre il gruppo di pellegrini avanza verso il Tempio canta i motivi della riconoscenza a Dio che lo soccorse sempre nei pericoli più gravi. Si nota la gioia  di constatare la ricostruzione del Tempio e delle mura della città.
Dialogo nel Tempio (19-27) e conclusione (28-29) Il popolo domanda di entrare (19) e da dentro viene risposta quella che ne è la condizione: essere giusti (20); e subito viene aperto. Come attraverso la Porta Santa i fedeli irrompono nel tempio pieni di gioia.
Messo sempre alla prova, umiliato e poi liberato, Israele scopre in questa esperienza la sua vocazione di popolo testimone di Dio in mezzo alle genti, di pietra angolare del mondo. Gesù farà sua questa vocazione e gli apostoli la ribadiscono nella loro predicazione. Per essi questo salmo esprime in anticipo il mistero di Cristo rifiutato e poi esaltato, pietra angolare del nuovo popolo di Dio. Questo canto di festa diventa presto popolare; ecco perché nel giorno delle palme la folla lo gridò spontaneamente per salutare in Gesù l’inviato promesso da Dio.
 Ritroviamo questa acclamazione nel Santo della messa, insieme con l’Osanna. In tutte le liturgie cristiane è divenuto il canto di Pasqua: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: allegriamoci in esso ed esultiamo!

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