lunedì 11 marzo 2013

Verso la V domenica di Quaresima (lunedì 11 marzo)

LUNEDI’ 11 marzo

Trova il momento e il luogo giusto per MEDITARE sulla I lettura (e il commento) di domenica prossima.
Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2


Prima lettura: Isaia 43,16-21

Così dice il Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti.
Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.

*** Il brano fa parte della seconda sezione del libro di Isaia, conosciuta come «secondo Isaia» e racchiusa nei capitoli 40-55 [i capitoli 1-39 formano il «primo Isaia», e i capitoli 56-66 il «terzo Isaia»]. Il tema dominante di questa sezione è la promessa di Dio al popolo biblico di farlo ritornare dall’esilio babilonese alla sua città di Gerusalemme e al suo Tempio.
L’esilio babilonese aveva avuto inizio con la caduta di Gerusalemme sotto i colpi dell’esercito del re assiro Nabucodonosor nel 586 a. C. e si protrarrà fino al 538 a. C., quando il re persiano Ciro emanerà il decreto di liberazione degli Ebrei.
Nella tradizione biblica il ritorno dall’esilio è considerato come il «secondo esodo» [il «primo esodo» è quello dall’Egitto]. Questo spiega perché nel nostro testo troviamo il riferimento all’esodo dall’Egitto: «Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme». Ma questo «secondo esodo» non è pura e semplice ripetizione del primo. Indica invece un progresso nella storia della salvezza, una tappa nuova verso quel traguardo definitivo che è la pasqua di Gesù [la sua pasqua sarà il «terzo esodo», quello definitivo]. Ecco perché il nostro testo parla di «novità» [«Ecco, io faccio una cosa nuova»] e invita a «dimenticare» ciò che è già stato [«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche»]. Il fermarsi al solo primo esodo e il vedere solo lì l’intervento di Dio, significa limitare l’agire di Dio stesso, ritenendolo non più in azione nella storia della salvezza. Dio invece darà sempre libertà, salvezza, perdono.
È, questo, un messaggio valido anche per noi. Ogni giorno, ogni anno [ogni quaresima, come quella che stiamo vivendo] dobbiamo rinnovarci nella adesione a Dio e alla sua parola, dobbiamo aprirci alla sua novità, che è racchiusa nel vangelo e nella pasqua di Gesù, nella sua comunità di fede, chiamata a non ancorarsi al passato; ma a camminare sempre avanti, verso il compimento dell’esodo definitivo.

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