martedì 5 marzo 2013

Verso la IV domenica di Quaresima (martedì 5 marzo)

MARTEDI’ 5 marzo
Auguri a p.Giorgio Giovannini (ord. 1966)
Trova il momento e il luogo giusto per MEDITARE la II lettura (e il commento) di domenica prossima. Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2


Seconda Lettura: 2 Corinzi 5,17-21
Fratelli, se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. E’ stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.

*** Paolo è un grande apostolo, ma anche un profondo, esimio teologo. La morte di Cristo è un avvenimento che cade nella storia e si spiega con la storia degli uomini e delle istituzioni politiche e religiose in cui è accaduto, ma per l’apostolo è un evento salvifico, è la morte sostitutrice del giusto per i peccatori [v. 15]. «Gesù è infatti morto per tutti e per tutti è risorto» [ivi]. Egli è il protagonista della salvezza, ma anche il primogenito, la primizia di una nuova creazione per cui il vecchio mondo se n’è andato e uno nuovo ne ha preso il posto. La transizione nel mondo nuovo non si è verificata nella nascita emblematica di Gesù, ma nel giorno della sua resurrezione, e ne beneficiano tutti quelli che credono in lui e fanno propria la sua esperienza, vivono cioè secondo gli impegni assunti nel battesimo. L’apostolo è convinto che l’umanità prima di Cristo è in disgrazia, in inimicizia con Dio e che Gesù l’ha riappacificata con lui. Non è detto come, ma egli fa riferimento senz’altro alla sua morte sacrificale. Tuttavia è un’interpretazione della morte di Gesù che lascia più dubbi di quanti ne risolva. Che Dio si trovi adirato con l’umanità e che aspetti un risarcimento delle offese subite e che questa riparazione venga data da una vittima innocente risponde più a una teologia ebraica [del capro espiatorio e dell’agnello pasquale] che a una precisa volontà divina. Paolo appare un teorico di quanto intercorre tra Gesù e Dio tra Dio e gli uomini, ma è anche il messaggero, il portaparola di questo rinnovamento che si opera attraverso l’opera di Gesù, presso quanti non ne fossero al corrente. Se Gesù ha operato la riconciliazione dell’uomo con Dio, egli ne è il “ministero”, il divulgatore presso gli uomini, i popoli che ancora la ignorano. Egli è un “inserviente” di Dio, ma fa conoscere agli uomini Gesù Cristo signore risorto e salvatore di tutti.

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