martedì 5 marzo 2013

Verso la IV domenica di Quaresima (lunedì 4 marzo)

LUNEDI’ 4 marzo

Trova il momento e il luogo giusto per MEDITARE la I lettura (e il commento) di domenica prossima.
Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2


Prima lettura: Giosuè 5,9a.10-12
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia d’Egitto». Gli Israeliti si accamparono a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, a la sera, nella steppa di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della regione, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. La manna cessò il giorno dopo, come essi ebbero mangiato i prodotti della terra e non ci fu più manna per gli Israeliti; in quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

*** Il testo di Giosuè è un ripensamento della vicenda dell’esodo segnata da strepitosi prodigi: traversata del mare dei giunchi e il miracolo del pane piovuto dal cielo. Il racconto è più epico che storico. Israele è rappresentato infatti come un popolo di guerrieri. Essi hanno clamorosamente sconfitto il faraone d’Egitto e ora diffondono terrore e panico tutto intorno ove transitano presso «i re amorriti e tutti i re cananei» [5,1]. L’unica cosa sicura, invece, è che il popolo di Mosè, nonostante la sua impreparazione — è appunto composto di pastori e comuni operai — sia riuscito a farsi un varco tra i piccoli regni locali al di là e al di qua del Giordano. Le preoccupazioni dell’autore sono patriottiche, ma soprattutto religiose. Egli riconosce o suppone che la generazione dell’esodo del deserto, insomma degli esuli dall’Egitto, è coperta da un «obbrobrio». È stato un tempo in cui Israele non ha onorato la sua vocazione di popolo di JHWH, non ha ottemperato agli impegni presi per cui ha vagato per quarant’anni nel deserto ed è qui perita. Ora la nuova generazione che ha attraversato il Giordano è entrata realmente nella terra promessa; ha riallacciato l’alleanza con Dio e si è sottoposta alla circoncisione che ne è il segno. La prima pasqua nella terra è la stessa di quella celebrata la notte dell’esodo in Egitto [Es 12,6.18]. È celebrata nello stesso giorno e comporta gli stessi riti. Solo ora il popolo si può considerare fuori dalla terra della schiavitù nel pieno possesso delle libertà. E anche per questo motivo non può essere più nutrito miracolosamente con la manna, ma deve procurarsi il cibo con il sudore della propria fronte.

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