venerdì 1 marzo 2013

Verso la III domenica di Quaresima (sabato 2 marzo)

SABATO 2 marzo
Auguri a p.Tarquinio Battisti (ord., 1969)
Trova il momento e il luogo giusto per MEDITARE il Vangelo (e il commento) di domenica prossima. Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2


Vangelo: Luca 13,1-9

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Le riflessioni di Gesù, riportate dal testo evangelico di questa domenica, sono in chiara continuità con quanto leggiamo alla fine del capitolo dodicesimo. Infatti, Gesù aveva appena finito di argomentare sul tema dei segni dei tempi con due piccole e significative parabole, quando gli venne riferito da alcuni uno spiacevole fatto, che oggi definiremmo di «cronaca nera». Da questo punto di vista, possiamo considerare la successiva risposta di Gesù davvero coerente, e non, invece, un tentativo di terrorizzare i suoi ascoltatori. Il Maestro aveva appena detto: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» (Lc 12,54-56). Lo scopo di Gesù, allora è evidente: allo stesso modo in cui sapientemente si sanno leggere gli avvertimenti metereologici, occorre anche saper interpretare i segni e le indicazioni che la vita quotidiana ci offre. Perciò Gesù, su richiesta dei suoi interlocutori, si preoccupa d'indirizzare verso la maniera giusta d'interpretare ciò che è accaduto, smontando una tesi purtroppo talvolta ancora affiorante a livello popolare, secondo la quale le disgrazie sarebbero un castigo di Dio per i peccatori. Al di là dei fatti concreti della cronaca del tempo (ossia della crudeltà del procuratore Pilato, che fa uccidere dei pellegrini galilei giunti al Tempio, e della disgrazia capitata alla torre di Siloe), rimane la stretta necessità di riflettere sull'urgenza dovuta da ciascuno all'adesione al regno di Dio. Anche in questo caso, il capitolo dodicesimo è illuminante, perché vi si trova esplicitato l'invito a essere sempre pronti per la venuta improvvisa del Signore: «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa» (vv. 35-36). Non meno suggestiva è la parabola che Gesù racconta, quasi come contrappeso a quanto ha affermato fino a quel momento. Infatti, se è vero che da parte nostra l'urgenza dell'adesione al regno di Dio è ineludibile, da parte di Dio, al contrario, vige la «legge» della pazienza. La parabola presenta tre personaggi: il padrone, il vignaiolo e il fico. Il padrone, come ogni padrone di questa terra, si preoccupa della produttività dei suoi alberi: qualora, dopo la sua ispezione, qualcuno di loro si riveli sterile, il padrone emette una valutazione di «condanna», che prevede il taglio dell'albero (vv. 6-7). Il padrone della parabola, però, si lascia facilmente convincere dal ragionamento del vignaiolo, il quale, fungendo da avvocato difensore, fa appello alla sensibilità del padrone per concedere al fico un'ulteriore possibilità (vv. 8-9). Non va assolutamente sottovalutato, quindi, il particolare che il vignaiolo, per difendere il fico, è persino disposto a lavorare di più e a curarlo meglio di quanto non abbia in precedenza fatto, forse accusandosi di non essere stato egli abbastanza diligente. Qui emerge il costante impegno divino a non perdere nessuno di quanti sono stati creati, perché il Signore stesso vorrebbe escludere per tutti la perdizione definitiva. Sullo sfondo c'è il personaggio muto del fico, che ci rappresenta. Gesù vuole rassicurarci che suo Padre è immensamente paziente, sa aspettare i tempi e i momenti della nostra vita, come sa anche che alcuni hanno bisogno di una cura particolare per produrre i frutti buoni, ma non accetta l'atteggiamento di superbia umana, che pretenderebbe addirittura di dettare i tempi e i modi della pazienza divina.

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