giovedì 21 marzo 2013

Verso la domenica delle palme (giovedì 21 marzo)

GIOVEDI’ 21 marzo

Trova il momento e il luogo giusto per MEDITARE sul Vangelo di domenica prossima. Inizia e concludi con le preghiere che trovi a p.2


Vangelo: Luca 19,28-40
In quel tempo, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno». Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Solo Lc che ha inserito il «viaggio a Gerusalemme» [9,51-18,14] introducendolo solennemente con queste parole «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme» [9,51 ] nota che Gesù sta «davanti agli altri» [v. 28]. Betfage, nominata qui per prima, è il punto più vicino alla strada che scende dal monte degli Ulivi a Gerusalemme, mentre è Betania la località che si incontra per prima giungendo a Gerusalemme da Gerico [cf. 18,35; 19,1]. Di un «puledro» parla Lc insieme a Mc, mentre Mt menziona un’asina e un puledro. Lc, che ricorda soltanto i mantelli che venivano stesi per la strada, tace delle «fronde che avevano tagliato dai campi» [Mc 11,8], una frase che Mt 21,8 cambia in «tagliavano rami dagli alberi». Se Mt 21,8 rileva una «folla numerosissima» Lc specifica, in senso forse più limitativo, che si tratta della «folla dei discepoli». Nel grido con cui è salutato Gesù, Lc applica a lui in modo più personale il titolo di “re”, mentre Mc 11,10 parla del «regno che viene, del nostro padre Davide», un riferimento omesso del tutto in Mt. Nell’espressione «nel nome del Signore» [Mc/Mt/Lc] ci si riferisce a Dio stesso e non a Gesù. La seconda parte «Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!», ricalca l’annunzio lucano del Natale «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» [2,14] La conclusione del brano è esclusiva di Lc che, mettendo in bocca ai critici farisei i due titoli di «maestro» e di «discepoli», chiude l’episodio con una metafora molto efficace: «se questi taceranno, grideranno le pietre» [v. 40].

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